Era il 1996 e veniva pubblicato “Contro un’onda del mare”, il primo album di Max Gazzè che conteneva “L’eremita”. Oggi l’artista torna con “L’ornamento delle cose secondarie”, uscito il 15 maggio, un nuovo progetto, ideato dallo stesso Gazzè che si presenta come un ritorno consapevole all’origine, ma senza nostalgia. Piuttosto, un movimento circolare: alcuni titoli riemergono, si trasformano, si interrogano di nuovo. È il caso proprio de “L’eremita – parte II” e “Sul filo – parte II”, che diventano oggi non citazioni, ma snodi di un discorso più ampio.

L’Ornamento delle nuove cose, sfumature prog per un nuovo percorso
Non possiamo definirlo un disco celebrativo dei 30 anni, piuttosto un vero e proprio album di sperimentazioni. Max Gazzè ha deciso di dimenticarsi di ogni forma di campionatura, prediligendo strumenti acustici e tutto il disco è stato registrato a 432Hz. Pensa che Max addirittura ha fatto costruire appositamente degli strumenti che non esistevano, come il primo vibrafono il mondo a 432Hz, realizzato da un artigiano di Bogotà. Anche l’accordatura del pianoforte a 432 Hz ha richiesto diversi giorni di assestamento. Una scelta molto tecnica e consapevole, legata alla volontà di far risuonare gli strumenti in maniera più armonica. Il sound finale è legato anche dall’uso di diversi microfoni ambientali che hanno registrato il tutto in modo molto più naturale.

Dentro questo ritorno vicino, per attitudine, proprio ai primi lavori, c’è anche una biografia che pesa come sottotesto: quella di un artista cresciuto tra Italia e estero, abituato fin da piccolo a osservare il mondo da prospettive mobili, non radicate in un solo luogo. Questa condizione attraversa il disco come sensibilità: uno sguardo che non si fissa mai del tutto, ma osserva, traduce, sposta.
Il tutto si innesta in un presente che entra costantemente nel lavoro: fragilità sociali, perdita di riferimenti etici, rapporto tra individuo e collettività, e una domanda continua su cosa significhi “tenere insieme” il mondo oggi.
Il tour 2026 di Max Gazzè
Max Gazzè torna live con un tour autunnale che ribadisce la sua attitudine a rompere gli schemi: oltre 40 date tra ottobre e dicembre, costruite attorno a un’idea precisa e tutt’altro che convenzionale, quella della “residenza” artistica. In ogni città il cantautore si fermerà infatti per tre sere consecutive – con l’unica eccezione della lunga chiusura romana – trasformando ogni tappa in un racconto in più capitoli, capace di evolvere sera dopo sera.
È proprio nella formula della residenza che si gioca il senso più profondo del progetto: non una replica, ma una permanenza. Un modo per abitare i palchi, lasciare spazio alla variazione e all’imprevisto. In linea con una carriera che ha sempre fatto del live un terreno di ricerca, anche questo tour si annuncia come un’esperienza in movimento, fedele allo spirito creativo di Max Gazzè.
Un format che segna un ulteriore passo nella sua storia live, da sempre caratterizzata da scelte originali, e che accompagna l’uscita del nuovo album “L’ornamento delle cose secondarie”. Il tour di Max Gazzè si apre il 10 ottobre al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di Spoleto con una data zero, per poi entrare nel vivo con una lunga serie di residenze nei principali teatri italiani.



























































