“Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! Io son certo che, se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall’ombra delle candide rupi, e scegliereste per vostro eremo una di quelle cellette scarpellate nel macigno che i sardi chiamano Domos de janas, per quivi spugnosamente vivere in estasi fra caratello e quarteruolo”. Così scrisse Gabriele D’Annunzio a Hans Barth, giornalista tedesco residente a Roma e profondo conoscitore dei vini italiani, dopo la sua visita in Sardegna nel 1909. Il Vate ne rimase letteralmente stregato e a ben donde. Ed è proprio a Oliena che dal 2015 troviamo Iolei, una piccola realtà familiare, nel cuore di una delle zone più vocate per la produzione del Cannonau di Sardegna, la sottozona del Nepente di Oliena.

Iolei: una storia di famiglia
Sono i vigneti del nonno di Antonio Puddu a “dare il la” a questa storia, poi papà Salvatore che produce il vino e lo regala agli amici, ma è Antonio a prendere il diploma al prestigioso Istituto Agrario di San Michele all’Adige (Trento) e la laurea in Viticoltura ed Enologia all’Università degli Studi di Trento. Una vita passata a respirare la conoscenza del vino e della vite, una strada quasi segnata ed un amore autentico che è cresciuto negli anni. La prima bottiglia vede la luce nel 2011, ma il debutto ufficiale è del 2015 con Iolei Cannonau di Sardegna che qui si esprime nel Nepente di Oliena.

Tra le “Dolomiti della Sardegna” ed il mare
Oliena gode di un microclima molto particolare che, inevitabilmente, influenza la produzione dei vini. Siamo nei pressi del massiccio calcareo del Monte Corrasi, la terza punta più alta della Sardegna, conosciuta anche come la “Dolomite sarda”. Qui è possibile ritardare la potatura, sfruttando le ampie escursioni termiche che di notte raggiungono anche i 20 gradi, garantendo una maturazione molto lenta. Il risultato sono dei vini freschi, con un’acidità che richiama subito un altro sorso. Ed un altro ancora. Se sei abituato a ritenere il Cannonau di Sardegna un vino impegnativo, con Iolei ti sorprenderai a sorseggiare un vino dalla bevibilità estremamente piacevole.

Oliena, un piccolo gioiello
Se già abbiamo anticipato che Oliena è conosciuta come le “Dolomiti Sarde”, devi sapere che questo è un piccolo borgo che abbraccia la tradizione enogastronomica sarda, ricca di sapori autentici, e la sapienza artigiana. Conosciuto dai più per i vini pregiati, qui le etichette narrano storie antiche, la coltivazione di vigneti e oliveti caratterizza da secoli il paesaggio circostante. Il paese, custode di antiche ricette tramandate di generazione in generazione, offre un’esperienza culinaria autentica, creando una perfetta unione con i vini prodotti nella zona. Un viaggio da queste parti merita sicuramente una visita, oltre al centro del paese costellato da murales, anche la Grotta Corbeddu, dove sono state ritrovate le prime testimonianze di presenza umana sull’isola, e le Sorgenti di Su Gologone, smeraldo incastrato tra le rocce dei Monti Corrasi.

I vini di Iolei
Ho preso parte ad una degustazione con alcune delle etichette dell’azienda, vale a dire Iolei, Vostè, Liju e Hospes. Iolei è un Cannonau di Sardegna che rappresenta l’espressione massima del progetto della cantina. Un Cannonau in purezza che parla del territorio e dei suoi sentori, già a partire dalll’etichetta, infatti troviamo una donna con il costume tradizionale di Oliena. Iolei sembra seguire la filosofia del “less is more”: nessuna sovrastruttura, un approccio semplice e minimal che lo rende ideale per accompagnare aperitivi o per gli antipasti grazie ai suoi sentori freschi di mirto, alloro e ciliegia.

Passiamo poi a Vostè Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna Doc. In questo caso l’etichetta riporta Gabriele D’Annunzio, di cui già ti ho parlato. Un interessante connubio tra passato e presente, considerato che si tratta di una raffigurazione digitale. Qui abbiamo al calice un vino sicuramente più secco che ben si accompagna con piatti di carne importanti, con formaggi ed affettati grazie ai suoi sentori di sottobosco come more e lamponi. Parliamo ora di Liju, anch’esso un Nepente di Oliena Cannonau di Sardegna Doc ma senza solfiti aggiunti, che nasce da una selezione delle migliori uve raccolte a mano in piccole cassette. Anche in questo caso al palato avvertiamo note di frutti di bosco, ma Liju risuta più morbido e gradevole. Chiudiamo, infine, con Hospes Nepente di Oliena Riserva DOC. Il nome in latino significa “ospite” ed è un omaggio all’accoglienza che Oliena offrì a Gabriele D’Annunzio, Edoardo Scarfoglio e Cesare Pascarella nel loro viaggio in Sardegna. Si tratta di un prodotto particolare, quasi d’elite in quanto non solo nasce dalla scelta delle migliori uve, ma viene anche prodotto solo in annate particolarmente favorevoli. Oltre alla frutta rossa, con Hospes ci fa sentire anche liquirizia e vaniglia, così come una leggera tostatura che va a bilanciare le note fruttate. Un perfetto equilibrio per un vino che ben accompagna secondi piatti di terra.

Iolei: tra storia, letteratura, vino e passione
Se già D’Annunzo era rimasto ammaliato dal Nepente di Oliena, non c’è da stupirsi che i vini di Iolei portino avanti così bene l’aspettativa che il Vate ha creato. Una piccola azienda che fa, però, dell’orgoglio e dell’amore per la propria terra un asso nella manica per raccontare proprio questa terra nelle etichette che ci ha proposto.





























































